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IMPRESE ITALIANE SEMPRE PIU’ ENER-EFFICIENTI

L’articolo pubblicato da Largo Consumo a febbraio 2023 evidenzia come negli ultimi anni le aziende si siano mosse per perseguire una maggiore efficienza energetica e cercare di essere sempre meno dipendenti dalle fluttuazioni dei prezzi delle fonti fossili o dalla loro disponibilità.

Gianpiero Calzolari, presidente di Granarolo, ha sottolineato il cambiamento avvenuto negli ultimi anni in termini di fonti energetiche: anni fa le aziende hanno puntato sulla cogenerazione per avvicinarsi alla sostenibilità ambientale, ma ora le cose sono cambiate. È fondamentale, in particolare per filiere come quella agricola, sostituire il gas con alternative sostenibili come, per esempio, il biometano agricolo.

Nel suo intervento, Il presidente Calzolari evidenzia come il primo impianto di biometano agricolo della filiera sia stato inaugurato nel 2022 e rappresenta uno stimolo per la messa a terra di ulteriori progetti di agroecologia.

Il primo esempio è rappresentato dal progetto “Biometano di filiera” ideato e annunciato con la Confederazione dei bieticoltori (Cgbi), che porterà alla realizzazione di 10 impianti consortili in 3 anni nelle regioni Emilia Romagna, Lombardia, Friuli e Puglia i quali produrranno 30 milioni di mc all’anno di metano (l’equivalente dell’energia necessaria agli stabilimenti Granarolo in Italia), 500.000 tonnellate annue di fertilizzante naturale, evitando l’emissione di 60.000 tonnellate di CO2 equivalenti.

Questo progetto è un’iniziativa che mira a promuovere l’utilizzo di biometano come fonte di energia rinnovabile nella filiera agroalimentare, in particolare nel settore lattiero-caseario.

L’obiettivo principale del progetto è quello di valorizzare i rifiuti agroalimentari e gli scarti di produzione lattiero-casearia, trasformandoli in biometano da utilizzare per il riscaldamento degli impianti produttivi o come carburante per i veicoli impiegati nella filiera.

Il progetto “biometano di filiera” prevede la collaborazione tra i produttori di latte, i caseifici e gli impianti di biometano, che si uniscono per creare una filiera integrata che valorizzi tutti gli scarti e i rifiuti prodotti durante il processo produttivo.

In pratica, i rifiuti lattiero-caseari vengono trasportati agli impianti di produzione di biometano, dove vengono sottoposti a un processo di digestione anaerobica per produrre il biometano. Il biometano prodotto viene quindi compresso e immesso nella rete del gas naturale o utilizzato direttamente come carburante per i veicoli della filiera.

Questa iniziativa è un esempio di economia circolare, in cui i rifiuti diventano risorse utili per la produzione di energia rinnovabile, riducendo così l’impatto ambientale e creando nuove opportunità di business per i produttori agricoli e lattiero-caseari.

IL BIOMETANO AGRICOLO

Il biometano agricolo è una forma di biogas prodotta attraverso la fermentazione anaerobica di biomasse di origine agricola come scarti di colture, rifiuti di macellazione, liquami di allevamento e residui di potature.

È quindi un gas naturale rinnovabile che può essere utilizzato come fonte di energia in diversi settori, come il trasporto, l’industria e il riscaldamento. Una volta prodotto, il biometano agricolo viene purificato e compresso per ottenere il cosiddetto “biometano compresso” (CMB), che ha le stesse caratteristiche del gas naturale fossile e può essere utilizzato negli stessi tipi di applicazioni.

Sono diversi i motivi per cui il biometano agricolo sta diventando sempre più popolare nella filiera agricola. Innanzitutto, la produzione di biometano agricolo consente di valorizzare i residui della produzione agricola, riducendo così l’impatto ambientale di tali scarti. Inoltre, il biometano agricolo è una fonte di energia rinnovabile che può contribuire alla riduzione delle emissioni di gas serra e aiutare a raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale.

Questo materiale può, inoltre, offrire vantaggi economici per gli agricoltori, in quanto possono guadagnare vendendo il gas prodotto dalla fermentazione anaerobica dei loro scarti agricoli.

Infine, esso può contribuire a garantire una maggiore indipendenza energetica, poiché la sua può avvenire in modo decentralizzato, utilizzando le risorse locali.

Il biometano agricolo è sempre più considerato un’alternativa sostenibile al gas naturale fossile. In Germania, ad esempio, esso rappresenta ormai il 20% del consumo di gas naturale, mentre in Italia si sta sviluppando un sistema di “certificati verdi” per incentivare la produzione di biometano agricolo. Nel nostro Paese, la sua produzione continua a crescere: secondo i dati dell’Osservatorio Biometano del Cresme, nel 2020 la produzione di biometano da fonti agricole è aumentata del 15% rispetto all’anno precedente, raggiungendo una capacità totale di oltre 200 milioni di metri cubi.

L’utilizzo del biometano agricolo sta inoltre trovando sempre più applicazioni nel settore dei trasporti. In diversi paesi europei, le flotte di autobus, camion e veicoli commerciali stanno progressivamente passando all’utilizzo di biometano agricolo come carburante a basso impatto ambientale.

Si stanno sviluppando nuove tecnologie per la produzione di biometano agricolo a partire da biomasse non convenzionali, come ad esempio le alghe o le scorie delle coltivazioni. Queste tecnologie potrebbero contribuire a incrementare ulteriormente la produzione di biometano agricolo, rendendolo ancora più sostenibile ed efficiente.

UN PASSO IN PIU’: DAL BIOMETANO AGRICOLO AL BIOMETANO LIQUIDO

Forbes approfondisce il tema del biometano, intervistando Antonio Barani, azionista di Biomet, un’azienda che negli anni ha ottenuto primati mai visti in Italia e in Europa nell’ambito di riutilizzo degli scarti tramite logiche di economia circolare.

“Oggi essere un’impresa socialmente responsabile e sostenibile è un dovere, ma anche un grande vantaggio competitivo. Dieci o quindici anni fa si pensava che scegliere determinate buone pratiche fosse una scelta ideologica, oggi è chiaro come il tema della sostenibilità sia un driver di crescita aziendale. Per questo motivo, ritengo che attuare scelte imprenditoriali che sposino criteri Esg (Environmental, Social and Governance), non è solo un dovere morale, ma anche una grande opportunità.  Abbiamo la necessità inderogabile di conciliare sviluppo e tutela del territorio, soprattutto in risposta alla strada perseguita dall’l’Unione Europea e i suoi Stati membri, dove le normative ambientali e di sicurezza sono le più stringenti al mondo. Basti richiamare, per restare nel business di riferimento di Biomet, la Direttiva Dafi (del Parlamento europeo e del Consiglio) sull’utilizzo dei combustibili alternativi nel settore di trasporti.”

Secondo Barani, le potenzialità del GNL (Gas Naturale Liquefatto) sono emerse nell’ultimo anno e, tra queste, la più vantaggiosa è la sua flessibilità: una volta trasformato in forma liquida, il gas può essere esportato attraverso navi metaniere, senza bisogno di appoggiarsi ad infrastrutture transnazionali come i gasdotti, facile arma di ricatto in momenti di instabilità geopolitica.

Nonostante ciò, il GNL è di origine fossile, perciò Biomet ha compiuto un ulteriore passo avanti: ha iniziato a parlare di bioGnl, ossia biometano liquefatto che può essere utilizzato per tutti gli usi classici del gas e con tecnologie pronte all’uso, senza modifiche impiantistiche rilevanti.

Il bioGnl è definito uno “zero carbon fuel”, sebbene la sua produzione non sia “carbon free“, in quanto riesca ad evitare effettivamente più emissioni in atmosfera di quante ne produca.

Esso potrebbe essere sfruttato da un impianto di trattamento rifiuti, alimentando i camion per la raccolta porta a porta e realizzando così un sistema virtuoso di economia circolare a ciclo completo.

Granarolo e Biomet rappresentano due esempi concreti di realtà industriali fortemente impegnate nel percorso innovativo che vuole la creazione di nuove forme di fonti energetiche, volto a rendere i processi aziendali meno impattanti e sempre più in linea con le direttive europee e gli obiettivi dei prossimi anni.